Speciale Osmosi, la parola all’esperto: prevenzione, diagnosi, trattamento

Osmosi_trattamento
Fonte: http://www.newsliguria.com

Quando Liguria Nautica parla di argomenti tecnici la parola spesso va all’esperto e soprattutto in questo caso, parlando di osmosi, era importante contattare uno specialista. Abbiamo sentito quindi Stefano Vernocchi di Vecom che, oltre al settore vernici in cui opera l’azienda, è specializzato nella diagnosi, prevenzione e cura dell’osmosi.

 

Come molti sanno, l’osmosi non è più lo spauracchio di un tempo, ma per rendere efficace la prevenzione o gli interventi, massimizzandone i risultati, occorre consapevolezza del problema, informazioni corrette e una buona guida.

 

LN: Quali sono le barche più a rischio per l’osmosi?

SV: Età, materiali e tecniche di costruzione influiscono sicuramente sulla salute dell’opera viva. Le barche più a rischio sono quelle con tecniche di stratificazione scadente che presentano bolle d’aria. Occorre conoscere in che periodo storico di un determinato cantiere siano state costruite per fare delle valutazioni. La resina poliestere poi è più permeabile, mentre la vinilestere ha una tenuta di gran lunga migliore. Lo sviluppo moderno della costruzione in sottovuoto da una buona sicurezza e diminuisce le possibilità di osmosi”.

 

LN: Parlando di prevenzione, ha senso farla anche quando la carena è in buona salute?

SV: “La prevenzione ha sempre senso, anche perché ti consente un buon risparmio su interventi futuri. La migliore prevenzione è quella di non lasciare la barca troppo tempo in acqua ma concederli sempre durante l’anno qualche mese a secco. Se puoi si vuole intervenire sulla carena, consiglio di applicare tre mani di un primer epossidico direttamente sul gelcoat, noi consigliamo l’AntiPest Jotun, è un’ottima protezione ma va passato tre-quattro settimane dopo che la barca è stata alata”.

 

 

LN: Come si svolge la diagnosi sull’osmosi?

SV:La prima cosa è una valutazione visiva: presenza o meno di bolle. Ma attenzione però, le bolle possono essere anche solo superficiali, di antivegetativa, mentre quelle vere dell’osmosi quando si bucano puzzano di acido e lasciano colare un liquido giallo-rame. A questo punto occorre lasciare asciugare qualche settimana e fare la misurazione dell’umidità con un igrometro. La misurazione sarebbe meglio effettuarla direttamente sul gelcoat, dopo avere esportato completamente l’antivegetativa”.

 

LN: Siamo giunti ormai all’intervento vero e proprio, come si opera?

SV: “Occorre asportare completamente il gelcoat e lasciare asciugare la vetroresina: nei casi più invasivi l’asciugatura può durare anche dei mesi, ma esistono anche dei processi di essiccazione forzati come la copertura della carena con una “gonna” dentro la quale opera un deumidificatore. Se l’asciugatura è naturale, ogni 15-20 giorni va misurato il grado di umidità. Poi occorre asportare la vetroresina marcia, se presente, e rilaminare lo scafo. A questo punto si può applicare una barriera epossidica, consigliamo due mani di osmoshell, e ricoprire con l’AntiPest senza riapplicare il gelcoat. Antivegetativa e la carena è come nuova”.

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