Parola di galvanico

La zincatura “verde” punta sul 3

Davide Fasolo ed Elisabetta Amianti, rispettivamente, contitolare e sales manager della Rocca S.r.l.

Il numero, ovviamente, si riferisce al tipo di cromo, alternativo a quello esavalente, impiegato nelle passivazioni post zincatura. Una scelta adottata con convinzione da una galvanica bolognese affinché la propria attività abbia il più basso impatto ambientale possibile. E alla quale, sempre in tal senso, intende farne seguire altre.

Visto che la cara e vecchia Terra fra i pianeti del sistema solare è l’unico (fino a prova contraria) a poterci offrire ospitalità, sarebbe veramente ora che la smettessimo di mancarle di rispetto impegnandoci, invece, ad assumere comportamenti tesi a salvaguardare le sue infinite bellezze. Un messaggio accorato, questo, che da anni ci giunge da più parti e che solo negli ultimi tempi sembra essere stato in parte recepito, anche perché i danni finora compiuti sono di un’evidenza allarmante e rischiano di mettere a serio rischio, se non proprio il nostro futuro, quello delle prossime generazioni. L’impegno a cui oggi siamo chiamati si traduce in una parola, sostenibilità, che meglio sarebbe definire una responsabilità, da associare a tre aggettivi chiave: ambientale, economica e sociale. Impegno che coinvolge tutti, ma per prime le aziende per le quali essere sostenibili deve significare proporsi come artefici di uno sviluppo qualitativo attraverso un approccio orientato alla creazione di valore nell’interesse dell’impresa e di tutti i suoi collaboratori, dell’ecosistema e della collettività. Impegno che riscontriamo in misura sempre maggiore nelle galvaniche italiane e che è palpabile nella Rocca S.r.l., zincatura incontrata nella sua nuova sede di Crespellano, a due passi dallo splendido capoluogo dell’Emilia-Romagna.

Le scelte per la sostenibilità

Telaio impianto statico con particolari zincati bianco più sigillante statico.

Come la società bolognese si sta muovendo affinché  possa agire in modo ecocompatibile, rispettando la salute e la sicurezza dei lavoratori e risparmiando energia, lo illustra il contitolare, Davide Fasolo: «Operare con successo su questi tre fronti, obiettivamente, non è un’impresa facile anche perché, perlomeno in una realtà galvanica, contrastano un po’ fra loro. Tuttavia stiamo mettendo in campo ogni nostra risorsa per raggiungere i massimi risultati in ognuno degli ambiti riguardanti la sostenibilità. Tanto per cominciare, nella zincatura elettrolitica acida da noi effettuata i bagni sono esenti da cianuro e da acido borico, mentre per quanto attiene alle passivazioni da parecchi anni ormai, tutte, da quella bianca alla gialla iridescente, dalla verde oliva alla nera e a quella ad alta resistenza alla corrosione, utilizzano il cromo3 in luogo del tipo esavalente di cui è stato accertato l’effetto cancerogeno. Ma non intendiamo fermarci qui: il prossimo passo sarà l’eliminazione del cobalto dalle passivazioni ad alta resistenza, soluzione peraltro già sperimentata nell’impianto rotobarile, con la passivazione bianca iridescente, di cui siamo molto soddisfatti».

Sul doppio versante ambientale e sociale l’applicazione della Rocca si esplica inoltre con l’uso di un efficace depuratore chimico-fisico, con un attento monitoraggio di ogni fase del processo mirato ad evitare qualsiasi scarto di produzione o spreco di materiale, nonché con corsi di formazione per il personale. Di gran lunga più difficili da superare sono invece gli ostacoli che la ditta incontra sul piano del risparmio energetico, e ciò non deve stupire in quanto è a tutti noto quanto le galvaniche siano, loro malgrado, grandi divoratrici di energia. «Sulle spese generali sostenute la voce energia elettrica (in Italia fra l’altro più cara rispetto ad altri paesi europei) attualmente incide per un buon 10-15% – precisa Davide Fasolo – ma con l’imminente installazione di pannelli fotovoltaici contiamo di ridurla almeno di qualche punto percentuale».

Rapidità fa rima con qualità

Impianto rotobarile con passivazioni bianca decorativa, alta resistenza, gialla, nera, verde. In ognuna di esse si può aggiungere il sigillante per aumentare la durata alla corrosione.

Alla domanda su quale sia il principale punto di forza dell’azienda il contitolare e la sales manager, Elisabetta Amianti, rispondono all’unisono: «Tempistica e qualità sono senza dubbio gli elementi che ci caratterizzano, completati da un vasto know-how e da un competente servizio di consulenza. Quando con il cliente stabiliamo la data di consegna, salvo rare eccezioni dovute ad eventi imprevedibili, è certo che la rispettiamo. La nostra struttura organizzativa ci consente persino di evadere commesse da un giorno all’altro. Del resto se così non fosse non potremmo annoverare più di 300 clienti e trattare per loro, giornalmente, una media di 33 tonnellate di minuterie nella linea rotobarile e di 35 tonnellate di particolari di più grandi dimensioni nell’impianto statico. Una capacità produttiva probabilmente unica, per lo meno nella provincia bolognese». Numeri ragguardevoli resi possibili dalle più moderne tecnologie impiegate dalle due linee di zincatura poc’anzi citate e di cui Davide Fasolo elenca le caratteristiche più significative: «Il rotobarile è composto da 40 vasche con 20 posizioni di zinco con controllo di corrente per articolo. Qui può inoltre essere effettuato, sia il trattamento di sigillatura (anche a coefficiente di attrito controllato), per aumentare la resistenza alla corrosione, sia quello di deidrogenazione, per ridurre l’infragilimento da idrogeno. Totalmente coperto da un tunnel per preservare l’incolumità degli operatori, l’impianto statico è invece costituito da 29 vasche in acciaio al carbonio, rivestite in PVC e PP, con 6 posizioni di zinco e consente di ospitare pezzi con le seguenti dimensioni massime:  L 5,000 x 1,500 x P0,600 metri. Oltre che dal personale il funzionamento è costantemente controllato da un Plc nel quale vengono inseriti tutti i dati di lavorazione di ciascun prodotto da trattare». Il reparto produttivo, apprendiamo, verrà a breve arricchito di un piccolo impianto pilota, con una capacità di120 litriper vasca, che consentirà di testare le nuove e specifiche proposte provenienti dalla ricerca chimica.

Determinati verso il futuro

Particolari zincati bianchi (impianto rotobarile).

Davide Fasolo ne è convinto: il raggiungimento di altri significativi traguardi sulla strada della galvanica verde dipenderà essenzialmente dalla determinazione con cui le tante realtà del settore sapranno proseguire in tale percorso, talvolta insidioso, affrontando i cambiamenti necessari. E cosa significhi cambiare lui, nonostante la giovane età, già da un pezzo lo sa. Della galvanica con molto pragmatismo dice che non ha legami né con l’arte né con la magia, ma solo con leggi chimico-fisiche che ne regolamentano ogni aspetto. Conoscerle alla perfezione e applicarle con cognizione di causa e passione è poi il segreto per ottenere risultati eccellenti, sia dal punto di vista estetico che di resistenza alla nebbia salina, anche in presenza di pezzi con geometrie complesse».

L’attuale quadro del settore lo dipinge la sales manager: «Dopo il catastrofico 2008 (si lavorava due giorni alla settimana) l’andamento economico è stato sinusoidale. Il 2013 si sta rivelando un anno positivo, fin dal suo inizio, infatti, la mole di lavoro è stata notevole e pur operando su due turni ricorriamo spesso allo straordinario. Fra i tanti comparti industriali che serviamo oggi vediamo bene quello delle macchine movimento terra, un po’ meno l’edile. Certo, la concorrenza è molto agguerrita, specie sui prezzi, ma noi andiamo avanti per la nostra strada puntando, come sempre, soprattutto sulla qualità. Forza e ottimismo per affrontare le nuove sfide poi non ci mancano. Sempre che non torni un altro 2008!».

UNA ZINCATURA COL VENTO IN POPPA

Zincatura bianca statico decorativa su particolari di grandi dimensioni.

Nel logo della Rocca S.r.l., fondata nel 1974 dai coniugi Amianti Benito e Rocca Angiolina, una goletta solca decisa il mare sospinta dal vento che ne gonfia le vele. Un’immagine suggestiva che simboleggia la volontà di seguire la rotta prescelta, nella fattispecie quella della zincatura elettrolitica acida, contando su energie certe ed inesauribili, ma anche amiche della natura. Un orientamento che nei suoi quasi 40 anni di “navigazione” l’impresa, al cui timone oggi troviamo due figlie (Elisabetta e Loretta) e due nipoti (Davide e Gabriele Fasolo) dei fondatori, non ha mai mutato e che le ha permesso di conquistarsi un ruolo di primo piano nel settore della galvanica. Due impianti funzionanti su due turni, uno statico e l’altro rotobarile, consentono alla società di soddisfare con celerità le richieste di oltre 300 clienti fissi attivi in numerosi settori (dall’automotive, all’elettrodomestico, dall’edile all’oleodinamico ecc.). Zincature, seguite da passivazioni bianche decorative (con alcune iridescenze blu e viola), gialle iridescenti, verdi oliva, nere (con sigillatura), ad alta resistenza corrosiva, tutte esenti da cromo esavalente e conformi alla direttiva europea RoHs 2 2011/65, ogni giorno vengono effettuate su 68 tonnellate di prodotti in ferro di qualsiasi forma con lunghezze da pochi centimetri a5 metri. Tale mole di lavoro, svolta fra i bagni galvanici da 17 operatori qualificati, a cui danno il loro fattivo supporto anche i due giovani contitolari, consente alla ditta sita in Crespellano (BO) di fatturare intorno ai 2,4 milioni di euro (cifra in crescita). A tutto ciò fa da cornice la certificazione di qualità ISO 9001:2008 che entro l’anno verrà affiancata da quella ambientale.

ZINCO A UN PASSO DAL PODIO

Di colore bianco-azzurro, lo zinco è tenero, duttile e malleabile. Esposto all’aria e all’umidità si copre di una patina di carbonato basico che lo protegge da ulteriore corrosione. In natura non esiste allo stato nativo, cioè come metallo, ma  solo combinato con altri elementi. Il minerale di zinco più comune è il solfuro (ZnS) noto con il nome di blenda. Lo zinco ha un basso punto di fusione (419 °C) e bolle già alla temperatura di917 °C. Ciò vuol dire che passa allo stato gassoso ad una temperatura inferiore a quella necessaria per estrarlo dai minerali che lo contengono mediante il processo della distillazione. E’ improbabile che lo zinco fosse noto come metallo nell’antichità nel bacino del Mediterraneo anche se scritti del IV secolo a.C. indicano che talvolta poteva essere involontariamente ottenuto come sottoprodotto della lavorazione di solfuri di piombo e argento insieme alla blenda. È certo invece che in India e in Cina la tecnica di distillazione dello zinco era già in uso nel XIII secolo d.C. mentre in Europa, lo zinco viene scoperto come metallo e distillato solo a partire dalla metà del XVIII secolo. Tornando ai giorni nostri, le statistiche riferite all’utilizzo mondiale dei metalli dicono che lo zinco occupa il quarto posto, dietro a ferro, alluminio e rame. Basta questo dato a chiarirne l’importanza per la nostra civiltà tecnologica.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here