Opportunità

Europa: 400 milioni a ricerca e innovazione

A NanotechItaly 2013: «The box is open» con il lancio di Horizon 2020 un approccio competitivo per la ricerca e le imprese che vogliono innovare, nonostante l’assenza politica.

Entra nel vivo la tre giorni di conferenze, workshop, poster, exhibitor e start-up, partita ieri, per parlare di nanotecnologie, in primis, ma anche e soprattutto di innovazione, tecnologie abilitanti, scienza, sviluppo competitivo.

Il programma si è aperto con i saluti di Nicola Trevisan, direttore generale di Veneto Nanotech, ha specificato: «L’Italia è il secondo Paese manifatturiero in Europa. Una forte attività di ricerca nel settore nanotecnologico è fondamentale per aiutare la competitività delle imprese italiane, e un evento come NanotechItaly 2013 contribuisce a diffondere know-how e favorire networking a alto livello».

Renato Ugo, presidente di Airi, ha sottolineato: «Per l’ennesima volta l’assenza dei rappresentanti del mondo politico dimostra, al di là dei comportamenti di facciata, il distacco del Palazzo dal mondo della  produzione e dell’innovazione tecnologica. Si tratta di un atteggiamento miope – ha continuato Ugo – che non tiene conto del fatto che un Paese senza ricerca non può pensare di imboccare la strada della ripresa economica».  Anche le parole spese dal Presidente Napolitano, a favore della ricerca, rischiano di rimanere lettera morta dinanzi ad un esecutivo che evita attualmente di intervenire su un tema ritenuto strategico. Saremo costretti – ha concluso Ugo – a forme di protesta clamorose se questa disattenzione non avrà fine”.

Trasformare i prodotti della ricerca in innovazione, accrescere la capacità manifatturiera e industriale nazionale ed europea, supportare le start-up e le piccole e medie imprese sono gli obiettivi prioritari di del programma quadro Horizon 2020. Obiettivi realizzabili attraverso gli importanti finanziamenti messi in campo dall’Unione Europea e le Key Enabling Technolgies (KET), tra cui le nanotecnologie. Ai finanziamenti di Horizon 2020 (per 70,2 milioni di euro) si aggiungeranno i fondi strutturali (per 322 milioni) dei paesi membri e delle regioni specializzate: smart specialization.

Proseguono le numerose sessioni tecniche che offrono visioni di uno scenario futuro. Le aziende europee si stanno attrezzando per realizzare la perfetta concretizzazione dello IoT, l’Internet of Things, che prevede la comunicazione e l’interazione tra gli oggetti – capaci di acquisire ed elaborare informazioni– e la Rete – che le diffonde in modo da creare una mappa elettronica degli oggetti, e quindi del mondo. IoT e smart cities sono vicinissime: entro il 2015 si prevede che 37 miliardi di dispositivi intelligenti saranno direttamente connessi a internet, e più del il 25% delle automobili saranno connesse tra loro o con l’infrastruttura stradale per facilitare lo scorrimento del traffico, gestire la ricarica delle auto elettriche, facilitare il collegamento con i mezzi pubblici, prevenire gli incidenti o chiamare i soccorsi in tempo reale.

 

Christos Tokamanis, DG Ricerca e Innovazione della Commissione Europea, a capo dell’Unità Nanotecnologie e Nanoscienze, ha risposto ad alcune domande:

In che cosa si differenzia Horizon 2020 rispetto ai precedenti programmi quadro europei?

Horizon 2020 è nuovo sotto vari aspetti: innanzitutto, il programma dà soluzioni a problemi reali della società, dalla salute ai cambiamenti climatici. In secondo luogo, collega scienza, tecnologia e innovazione e impatto sociale, attraverso una struttura strategica con priorità chiare. In terzo luogo, supporta temi etici e sociali per coinvolgere la società nel dibattito sul tema dell’innovazione. Il sostegno è diretto anche verso le PMI, soprattutto in ambito manifatturiero, sia in termini di tecnologia che di aiuti finanziari. Infine, il programma ha semplificato le modalità di finanziamento, rispetto ai programmi precedenti.

L’Italia è il secondo Paese manifatturiero in Europa. In che modo le KET possono – se possono – riportare la produzione all’interno dei confini comunitari?

Le KET sono lo strumento che riporterà la produzione all’interno dei confine dell’UE, perché aiuteranno  le imprese, soprattutto quelle medio-piccole, a attraversare più rapidamente la cosiddetta “valley of death”, traghettando la ricerca verso il successo commerciale. L’Europa ha brevetti e conoscenze scientifiche: questo porterà immancabilmente al successo di mercato.

In che modo le aziende italiane, che sono prevalentemente PMI, possono sfruttare gli strumenti dell’Europa?

Proprio grazie alle KET. Le piccole e medie aziende italiane, che sono soprattutto manifatturiere, troveranno nelle tecnologie abilitanti – in particolar modo nei loro caratteri di integrazione e interdipendenza – nuove idee per avere rapidamente accesso al mercato.

 

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