Parola di galvanico

Cromatura… dura prova

Attilio Andreoli, presidente della Cil Cromatura & Rettifica S.r.l., con la figlia Chiara, responsabile sicurezza.

Fra i settori industriali che concorrono al continuo sviluppo della nostra società un ruolo di rilievo lo assolve anche quello della lavorazione della gomma.

Un materiale che per trasformarsi nei tanti manufatti usati quotidianamente deve subire peculiari operazioni: la masticazione, in cui il prodotto greggio viene sminuzzato e trattato a caldo in estrusori o in mescolatori, per facilitare l’aggiunta degli altri ingredienti; la preparazione della mescola, nella quale si dosano i vari ingredienti che vengono mescolati assieme alla gomma; la formatura dei pezzi, in cui il prodotto mescolato viene lavorato in estrusori o per trafilatura o calandratura; lo stampaggio e la vulcanizzazione, fase, quest’ultima, di estrema importanza, basata sull’impiego di composti come zolfo, derivati organici contenenti zolfo, ossidi metallici e perossidi organici, che hanno la funzione di determinare l’unione in alcuni punti delle catene polimeriche della gomma diminuendone la flessibilità, ma trasformandola in un prodotto elastico, con elevata capacità di recupero all’allungamento e costanza delle caratteristiche nel tempo.

Un processo complicato in cui entrano in gioco macchinari specifici costituiti da componenti che devono garantire un’elevata resistenza all’usura e alla corrosione, soprattutto al giorno d’oggi quando, ad esempio, per aumentare la durata dei pneumatici si è costretti ad incrementare la percentuale di silicio (sabbia) presente nella mescola con una conseguente maggiore usura dei componenti sottoposti poi al processo di cromatura.

Reparto cromatura.

Come sa bene la Cil Cromatura& Rettifica S.r.l. di Gaggiano (MI), che con frequenza riserva ai succitati particolari i propri bagni di cromo.

Giganti d’acciaio “vestiti” di cromo

«Fra i numerosi comparti serviti quello delle macchine per la lavorazione della gomma e plastica attualmente per noi rappresenta forse il più importante – esordisce Attilio Andreoli, presidente della società milanese che da oltre 30 anni si occupa di cromatura dura a spessore e di rettifica – Per esso trattiamo molti componenti, fra i quali, per complessità di forma e dimensione, spiccano le coclee, le viti di alimentazione, i rotori compenetranti, i mescolatori, le teste di estrusione ecc. Non meno singolari sono poi altri pezzi destinati a comparti diversi, come i monoblocchi per l’industria petrolifera, i pignoni dentati per i laminatoi, gli alberi a gomito per macchine utensili o le calandre per l’industria grafica. In genere – aggiunge – abbiamo a che fare con prodotti di acciaio e, in misura molto minore, di ghisa e ottone, quasi tutti però con un denominatore comune: l’estrema difficoltà, date le loro caratteristiche geometriche, ad essere rivestiti con un uniforme deposito di cromo, tanto da richiedere spesso più interventi, sia nei bagni galvanici (nei casi estremi fino a quattro, trattando una faccia del pezzo per volta) che nel reparto rettifica».

Reparto pulitura.

Un’attività certamente non alla portata di tutti, come dimostra la scarsa presenza sul mercato di aziende di questo genere, dove, oltre ad una consolidata professionalità, è necessaria anche tanta pazienza perché le incognite non mancano quasi mai e nulla può essere dato per scontato. Una professione nella quale, ovviamente, bisogna essere ben attrezzati non facendosi mancare né capienti vasche di trattamento né potenti gru carroponte in grado di sollevare “giganti d’acciaio” che possono tranquillamente raggiungere  pesi di 8-10 tonnellate ed anche oltre. Per non parlare poi dell’enorme quantità di corrente elettrica di cui si deve poter disporre con consumi da capogiro che alla Cil in un anno sfiorano i 1.300mila kW, il 10% dei quali prodotti dai pannelli fotovoltaici che ricoprono per intero i tetti dei capannoni e degli uffici.

La bella coppia galvanica-meccanica

Reparto rettifica.

Attilio Andreoli ci guida nella visita degli oltre3.000 m2di superficie dell’elegante sede della società puntando dritto sull’area produttiva: «Lo stabilimento si divide in tre reparti: rettifica, cromatura e lucidatura. Nel primo disponiamo di sette rettificatrici, con dimensioni massime di700 mmdi diametro x6.000 mmdi lunghezza (presto affiancate da una più evoluta versione in grado di operare su particolari di 1.200 x8.000 mm) con le quali eseguiamo la rettifica in tondo sia interna che esterna e senza centri. Qui i pezzi subiscono il primo intervento, che chiamiamo di prerettifica, e vi tornano, dopo la cromatura nei bagni galvanici, per un’ulteriore lavorazione meccanica di finitura. Va comunque sottolineato che di fronte a particolari sagomati, privi di superfici rettilinee o rotonde (che per noi sono quasi la norma) la rettifica non può nulla e quindi viene sostituita da operazioni, di pulitura prima e di finitura in seguito, effettuate manualmente con appositi utensili. Nel reparto cromatura, invece, sono attive due linee dotate, rispettivamente, di cinque e quattro vasche, capaci di contenere particolari fino a6.000 mmdi lunghezza x1.500 mmdi diametro e piastre di 2.000 x4.000 mm. Visto il continuo stress a cui sono sottoposte due volte all’anno le vasche necessitano di manutenzione e pulizia e talvolta anche di un nuovo rivestimento protettivo, molto resistente al cromo, costituito da ferro e PVC. Nell’ultimo ed attrezzato reparto, quello delegato alla lucidatura, i pezzi vengono, per l’appunto, lucidati e lappati. Dopo non resta che consegnarli al cliente, servizio che possiamo svolgere direttamente utilizzando i nostri mezzi commerciali».

A proposito di committenti il presidente precisa che sela Cilha raggiunto una posizione di leader nel mercato è perché ha saputo creare con essi un solido rapporto basato sulla serietà, la fiducia e la fattiva collaborazione. E poi confida: «A volte mi lamento perché li vedo poco, ma poi mi consolo pensando che se si comportano così significa che il nostro lavoro non ha creato problemi, altrimenti si farebbero di certo vivi! E così sono io ad andare a trovarli dato che mi ci tengo a rinsaldare questo il legame».

Qualità al giusto prezzo

Secondo Attilio Andreoli la principale sfida che le galvaniche dovranno affrontare nel futuro per rimanere competitive sul mercato è quella di riuscire ad offrire un prodotto con un giusto rapporto qualità/prezzo, chiarendo però che su quest’ultimo fattore la sua ditta non è disposta a scendere sotto una certa soglia, perché ridurre ulteriormente i già limitati margini di guadagno (i prezzi sono già fermi da 6-7 anni) renderebbe impossibile sopravvivere. «Su questo punto non transigiamo in quanto la qualità deve avere almeno un minimo riconoscimento – puntualizza – e lo hanno capito, a loro spese, anche alcuni clienti i quali, dopo averci lasciato, abbagliati dai forti sconti praticati da altri cromatori, sono poi tornati a bussare alla nostra porta».

Forte di un know-how difficile da eguagliare che le ha consentito di non subire più di tanto gli scossoni della crisi (gli anni più di duri sono stati il 2009 e il 2010, ma poi si è rimessa saldamente in carreggiata), la società guarda al domani con fiducia, stato d’animo incoraggiato da ordini che al momento coprono un anno di lavoro garantendo il 50% del fatturato. Non male di questi tempi in cui, a livello generale, l’economia ha ancora il freno tirato. «Quando poi la sospirata ripresa arriverà – aggiunge il nostro interlocutore – speriamo di poter tornare ai numeri di una volta, di potenzialità per conseguirli ne abbiamo una buona scorta. A rafforzare il mio ottimismo c’è poi la consapevolezza che difficilmente la cromatura avrà dei rivali nel prossimo futuro, ad oggi, infatti, non vedo nessuna tecnologia alternativa all’orizzonte. L’unico rammarico è constatare che questo indispensabile lavoro sia poco attrattivo nei riguardi dei giovani dai quali ci arrivano un sacco di domande di impiego, ma tutte con destinazione l’ufficio o, al limite, il magazzino. Un aspetto davvero preoccupante che per il momento non ci riguarda perché abbiamo maestranze fedeli e appassionate, ma che in prospettiva rischierà di creare anche a noi qualche problema».

CROMATURA DURA PER TAGLIE FORTI

Mescolatore per gomma.

E’ da oltre 30 anni chela Cil Cromatura& Rettifica lega il proprio nome ai settori della galvanica, con la cromatura dura a spessore, e a quello delle lavorazioni meccaniche, attraverso la rettifica, operazione di finitura complementare al trattamento suddetto. Una costante evoluzione tecnologica le ha consentito di moltiplicare la capacità produttiva e diversificare le applicazioni dei riporti di cromo soddisfacendo così un numero sempre più elevato di clienti (ora oltre la soglia dei cento), dal piccolo artigiano alla grande multinazionale, appartenenti a svariati comparti, tra i quali gomma e plastica, alimentare, navale, macchine utensili, laminazione, automobilistico, cartiero, industria del legno, meccanica generale. La moltitudine di pezzi trattati sono per l’80% di acciaio mentre la quota rimanente include ghisa e ottone. Generalmente caratterizzati dalle robuste dimensioni (fino a6 metridi lunghezza) nonché dalla complessità geometrica i particolari immersi nei bagni galvanici vengono rivestiti con depositi di cromo che, a seconda del impiego a cui gli stessi sono destinati, vanno da5 a1.000 micron, con tempi di trattamento che, in casi particolari, arrivano a coprire anche 3-4 giorni. Data la stazza dei prodotti trattati l’azienda registra un consumo mensile di cromo pari a1.000 kg. 10 e 1,3 sono altri due numeri distintivi, riferiti, rispettivamente, ai dipendenti e al fatturato in milioni di euro. Circa il 60% della produzione è destinato a varcare i confini nazionali.

QUELL’OSTACOLO IN PIU’ PER LE GALVANICHE

Viti estrusione.

Alla domanda su quali siano gli ostacoli più ostici che un galvanica deve ogni giorno superare, Chiara Andreoli, responsabile sicurezza della Cil Cromatura & Rettifica, risponde senza esitazioni: «Ai tanti e noti problemi che nel Paese già assillano le PMI per realtà come la nostra si aggiunge anche quello delle normative a maglie strettissime che ci vengono imposte, con in testala Legge334, più nota come direttiva Seveso/Grandi rischi. Essa, come più volte ribadito dai vertici di Assogalvanica, complica ingiustificatamente la vita alle ditte galvaniche considerando la loro attività a grande rischio ambientale al pari di quella delle industrie petrolchimiche, chimiche e produttrici di esplosivi per la quali è stata inizialmente studiata. Fra l’altro gli oneri economici che derivano dall’adeguamento formale a tale legge sono elevatissimi e sottraggono risorse agli investimenti in tecnologia e in sicurezza, con il concreto rischio di portare al collasso le piccole aziende e di indurre le più grandi a delocalizzare. In proposito contiamo molto sulle pressioni che la nostra associazione sta compiendo sugli organi legislativi affinché comprendano che una buona applicazione della IPPC/AIA può essere più che sufficiente a ridurre i rischi, prevalentemente ambientali, derivanti dalle attività galvaniche.

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